Circa il modo di leggere Epistola e Vangelo nella S. Messa tradizionale

Epistola 3

È assolutamente normale che, quando si avvia la regolare celebrazione della S. Messa tradizionale in una Chiesa, ci si ponga il problema, fra i tanti, di come proclamare le letture. Altrettanto normale è che i fedeli membri del relativo coetus fidelium propongano ciascuno soluzioni diverse, basate sulla propria esperienza diretta o indiretta.

In tali casi, il modo migliore per dirimere la questione, più che instaurare un confronto fra lo stile di una fraternità legata al rito antico o di un’altra, del Sacerdote tal de’ tali o di Mons. Tizio Gaio Sempronio, è necessario essenzialmente ricorrere alle rubriche del Messale, che sono assolutamente vincolanti per chi celebra la Messa secondo l’Usus antiquior del Rito Romano (cfr. Universae Ecclesiae 24), al motu proprio «Summorum Pontificum» e all’Istruzione «Universae Ecclesiae» nonché ai manuali di liturgia di sicura autorità, come ad esempio quello del P. Ludovico Trimeloni (Compendio di liturgia pratica, a cura di P. Siffi, Marietti, Genova-Milano 2007 [III ed.; I ed. 1958]) o al più agile Introibo ad Altare Dei (a cura di E. Cuneo-D. Di Sorco-R. Mameli, Fede & Cultura, Verona 2008).

Nella Messa letta, le rubriche stabiliscono inequivocabilmente che Epistola e Vangelo vengano lette dal solo Sacerdote celebrante dall’Altare, e non dall’ambone o da qualunque altro luogo (cfr. Ritus Servandus in celebratione Missae [RS] VI 1 s., in Missale Romanum, ed. typ. 1962). È pertanto assolutamente proibito che un ministrante o un lettore proclamino l’Epistola – mentre nella Messa cantata questi possono cantare l’Epistola – né che un Sacerdote diverso dal celebrante legga il Vangelo (cfr. Introibo ad Altare Dei, cit., p. 211). Quanto invece alla lingua in cui tali lezioni debbono esser proclamate, essa non può che essere, ovviamente, il latino. Benedetto XVI, tuttavia, nel motu proprio «Summorum Pontificum» del 7 luglio 2007, ha concesso che, nelle sole Messe lette celebrate alla presenza del popolo, le letture possano esser proclamate in lingua vernacola (art. 6), benché ciò rappresenti una deroga alla norma. L’Istruzione applicativa «Universae Ecclesiae» della Pontificia Commissione Ecclesia Dei precisa altresì che «le letture della Santa Messa del Messale del 1962 possono essere proclamate o esclusivamente in lingua latina, o in lingua latina seguita dalla traduzione in lingua vernacola, ovvero, nelle Messe lette, anche solo in lingua vernacola» (art. 26).

Ne consegue, dunque, che la prassi preferibile è di leggere le letture in latino ed eventualmente di leggerne la traduzione subito prima dell’Omelia, benché ciò risulti effettivamente pleonastico laddove siano disponibili foglietti con il proprio della Messa fornito di testo vernacolo a fronte. Giova comunque ricordare che la traduzione delle letture deve esser data dallo stesso Sacerdote celebrante e non da un ministrante o da un lettore (cfr. Introibo ad Altare Dei, p. 212 n. 586, che rimanda a Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione sulla Musica Sacra e la sacra Liturgia [IM] del 3 settembre 1958, art. 16 c.). C’è da dire, tuttavia, che su quest’ultimo punto gli autori sono in disaccorso, ammettendo alcuni, come il Trimeloni, che, nelle domeniche e nelle feste, una guida, possibilmente in sacris, fornisca al popolo, prima dell’omelia, la traduzione delle letture proclamate dal Sacerdote celebrante in latino. Si tratta sempre, comunque, di una pratica sconsigliabile.

Quanto all’orrida pratica secondo cui un ministrante legge l’Epistola ed il Vangelo in vernacolo mentre il Sacerdote a bassa voce le legge in latino, tuttora purtroppo praticata in alcune Chiese e giustificata citando a sproposito IM 14 c, non è assolutamente prevista dal diritto ed è pertanto da riprovarsi ed estirpare laddove presente.

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2 pensieri su “Circa il modo di leggere Epistola e Vangelo nella S. Messa tradizionale

  1. Nella parrocchia FSSP di San Diego e` il sacerdote incaricato dell’omelia a leggere prima la traduzione, non il celebrante. Mah!

    • Se l’omelia è tenuta da un Sacerdote diverso dal celebrante, la lettura della traduzione del Vangelo si può considerare come parte integrante dell’omelia. Il problema è, a mio avviso, rappresentato dall’Instructio de Musica Sacra et de Liturgia, piuttosto ambigua e contraddittoria. Ad esempio, prima afferma che è bene che la guida, preferibilmente un sacerdote o un chierico ma anche un semplice ministrante, legga nei giorni festivi la traduzione delle letture (ma non specifica in quale momento, donde l’abuso della lettura contemporanea latino-vernacola) [14c], e subito dopo afferma che l’uso di legger tale traduzione da parte del “Sacerdote celebrante, del diacono, del suddiacono o di un lettore” è prevista solo a norma di particolari indulti [16c]… Certo, se la traduzione vien data prima dell’omelia da un ministrante, non è un male tale da stracciarsi le vesti; sarebbe tuttavia preferibile attenersi alle norme generali.

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