6 ottobre: festa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe

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Ricorre oggi, 6 ottobre 2014, la festa di S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, grande Santa Napoletana del XVIII sec., mistica, stigmatizzata ed anima vittima per la conversione dei peccatori e per la liberazione delle Anime Purganti.

Santa Maria Francesca, al secolo Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, nacque a Napoli il 25 marzo 1715 nella popolare zona dei “Quartieri Spagnoli” da una famiglia modesta (il padre era umile artigiano), ultima di quattro figlie. Quando ancora era nel grembo materno, il gesuita napoletano San Francesco De Geronimo e il francescano alcantarino San Giovan Giuseppe della Croce, originario di Ischia, preconizzarono la santità della nascitura alla madre Barbara Basinsi, logorata da una gravidanza difficile e dal carattere violento del marito Francesco, sempre inquieto per le costanti difficoltà economiche.

Fin dalla tenera età la piccola Anna Maria mostrò particolare predilezione per la preghiera, la penitenza, la sofferenza per amore di Dio (era di salute molto cagionevole) e la dedizione al prossimo, crescendo sempre più nella vita di Grazia, tanto da esser soprannominata nei vicoli di Napoli la “Santerella”.

Frequentando la Chiesa di S. Lucia al Monte, presso l’attuale corso Vittorio Emanuele, sotto la guida di S. Giovan Giuseppe della Croce, la giovane maturò ben presto la volontà di consacrarsi al Signore, scontrandosi però con l’opposizione anche violenta del padre, che desiderava invece maritarla con un buon partito.

Superata eroicamente, con l’aiuto della Madonna, la prova, all’età di sedici anni (1731) poté finalmente realizzare il progetto che Dio aveva su di lei. Emise i voti nel Terz’Ordine Francescano Alcantarino col nome di Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Gesù Cristo, rimanendo però a vivere in famiglia come “monaca di casa”. A tale status sociale, assai diffuso all’epoca, corrispondeva la denominazione, senza alcuna volontà offensiva, di bizzoca, termine che si applicava appunto a quelle persone che vivevano in maniera devota e portavano l’abito religioso pur vivendo nel mondo.

La sua vita fu caratterizzata dalle più atroci sofferenze fisiche e spirituali. La sua fama di santità si sparse largamente presso il popolo, che ricorreva a lei per ogni tipo di necessità. Santa Maria Francesca non diceva mai di no: memore dell’esempio del suo Maestro, che, agnello immacolato, si era caricato di tutte le iniquità dell’uomo per espiarle col Suo sacrificio sulla Croce, la “Santa dei Quartieri” impetrava grazie di ogni tipo, materiali e spirituali, come la conversione di peccatori e la liberazione delle anime più abbandonate del Purgatorio, pagando di persona i loro debiti con la divina Giustizia. Giungeva finanche a desiderare dallo Sposo divino ulteriori sofferenze, per dimostrarGli il suo amore e per giovare al prossimo, vivo o defunto che fosse. Ebbe inoltre il dono delle stimmate invisibili, rivivendo i dolori della Passione nei venerdì dell’anno e durante la Quaresima.

Fu oggetto di pesanti e gravi calunnie, alcune delle quali giunsero anche all’orecchie del Cardinale Spinelli, allora Arcivescovo di Napoli. Questi, al fine di verificare la santità della religiosa, la pose sotto la direzione spirituale di un Sacerdote di buone intenzioni ma rozzo, duro ed irascibile, Don Ignazio Mostillo, il quale non perse occasione, durante il periodo della sua “missione”, durato sette anni, per umiliarla pubblicamente, anche dal pulpito. Santa Maria Francesca sopportò con la letizia tipica dei santi la dolorosissima prova, alla quale se ne aggiunsero anche altre non meno penose, che non sarebbe possibile esporre qui in poco spazio.

Quando si trovava a camminare nei vicoli di Napoli più malfamati e pericolosi per per recarsi alla Chiesa di S. Lucia al Monte, spesso appariva “dal nulla” un grosso cane nero, che la scortava durante il tragitto, la aspettava il tempo necessario e la riaccompagnava infine a casa, fugando eventuali malintenzionati. Altre volte, invece, era accompagnata da un Sacerdote vestito alla maniera dei preti armeni, con una sottana chiara e con una lunga barba fulva, il quale si era presentato come “Don Salvatore”. Gli altri, tuttavia, non potevano vederlo. Un giorno, mentre Santa Maria Francesca conversava con “Don Salvatore”, erano presenti due Sacerdoti. Uno chiese all’altro: “Ma che fa, parla da sola?”. “Ma no”, rispose l’altro, “parla con Don Salvatore”. “E chi sarebbe costui?”, chiese il primo, “e dove si troverebbe, poi? Non si vede nessuno!”. Disse l’altro: “Vede, in realtà Don Salvatore altri non è che il Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che però si rende visibile solo a lei”. Appena ebbe pronunziate queste parole, S. Maria Francesca, che era già molto distante, tornò verso i Sacerdoti e disse loro: “Don Salvatore mi prega di dirvi che, dal momento che conoscete la sua identità, vi leviate il cappello quando siete in Sua presenza!”.

Verso la fine degli anni 40′ del secolo, assieme ad un’altra Terziaria, Suor Maria Felice, Santa Maria Francesca si era trasferita presso un Sacerdote napoletano, Don Giovanni Pessiri, che le ospitava nella sua casa in Vico Tre Re a Toledo, in un’ala separata, in cambio del loro aiuto domestico. In questo contesto, la Santa entrò a contatto con molti sacerdoti, fra i quali anche San Francesco Saverio Maria Bianchi, Barnabita, che spesso si recava da lei per chiedere il suo illuminato e profetico consiglio e sottoporle le sue ansie e angosce di pastore e religioso. Il Bianchi fu anche testimone  di una serie di “furti eucaristici” operati dalla santa: quando questa, infatti, si trovava malata e non poteva recarsi fisicamente ad assistere alla Santa Messa, riceveva il Corpo e il Sangue di Cristo direttamente dall’Angelo Custode, il quale non esitava a svuotare la pisside e il calice del povero P. Francesco Saverio Bianchi proprio mentre celebrava. La prima volta che il fenomeno si verificò, il santo Barnabita si trovò in preda ad una forte crisi di coscienza, perché credeva di aver consacrato il calice essendosi però dimenticato di infondervi il vino e l’acqua al momento dell’Offertorio; corse dalla Santa per chiedere conforto e quale meraviglia non provò quando, prima ancora che potesse aprir bocca, Maria Francesca mostrò di esser al corrente dell’accaduto e lo ringraziò per la disponibilità accordata al suo Angelo Custode di portarle la Santa Comunione.

Col passare degli anni, le straordinarie sue sofferenza crebbero sempre di più, soprattutto nel 1791, anno della sua morte, tanto che si riteneva ormai imminente la sua dipartita. L’Abate Don Antonio Toppi, suo Confessore, giunse ad ordinarle sub gravi di pregare il Signore di trattenerla in vita. La mattina 6 ottobre di quello stesso anno, tuttavia, l’Abate Toppi si dimenticò di rinnovarle l’ordine di non morire prima del suo ritorno nel pomeriggio. La Santa, approfittando di tale provvidenziale dimenticanza del Confessore, poté baciare il Suo Sposo Crocifisso e raggiungerLo finalmente in Cielo dopo una vita di totale immolazione. Subito dopo, arrivò Don Toppi…

Santa Maria Francesca, il cui Corpo si venera nella piccola Chiesa sorta presso la casa di Don Pessiri in Vico Tre Re a Toledo (piccola traversa dell’attuale via Toledo), è invocata col titolo caratteristico di “sbroglia-matasse” per la sua capacità di riuscire a risolvere le situazioni più intricate. Incessanti sono i pellegrinaggi soprattutto di sposi che non riescono ad aver figli presso la sua casa, dove è possibile sedersi sulla sua sedia. Migliaia di fiocchi rosa e celesti posti come ex voto lungo le pareti del luogo attestano il grande potere di intercessione che Dio ha concesso a questa Sua Sposa.

Per approfondire la figura  di questa straordinaria santa figlia di Napoli, di cui è Compatrona, consiglio il bel libriccino della Madre Maria Paola Adami OSB, La Santa dei ‘quartieri’. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, Napoli 1993, che può esser richiesto presso le Suore di Santa Maria Francesca, che custodiscono la casa della Santa (si veda il sito per ulteriori informazioni).

Antonio S.

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Un pensiero su “6 ottobre: festa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe

  1. Romano Amerio ha scritto che l’unica sofferenza inutile e` quella che rifiutiamo. Questa Santa invece ha accettato le sofferenze, imitando cosi` Cristo, che pure essendo Dio, accosenti`che lo affliggessero tutti i mali dovuti ai nostri peccati.

    Una nota piu` leggera: c’e` tutta Napoli nella stupenda ramanzina di S. Maria Francesca ai due sacerdoti!

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