Accadeva un anno fa (2a parte) …

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Il 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, è divenuta effettiva l’abdicazione dell’amatissimo Papa Benedetto XVI. A distanza di un anno da quel giorno mestissimo, non possiamo – pur esprimendo tutto il nostro filiale sentimento verso il Papa regnante Francesco – trattenerci dal manifestare la nostalgia e l’affetto per questo grandissimo Pontefice Romano, Teologo, Sacerdote, Uomo, la cui mancanza sempre più sentiamo. Grati alla Provvidenza per tanto dono, del tutto immeritato, rivolgiamo al Cuore Immacolato di Maria la nostra più accorata preghiera per la sua persona, le sue intenzioni e per il bene della Chiesa, che egli tanto ha amato ed ama e per cui tanto ha sofferto e soffre.

Alla vigilia dell’inizio del mese dedicato a S. Giuseppe, formuliamo il fermo proposito di ricordarlo ogni giorno nella preghiera, oltre che del Rosario, del Sacro Manto, nell’attesa di poter partecipare ad una S. Messa tridentina per le sue intenzioni il giorno del suo onomastico presso la Cappella di S. Andrea Avellino, Santo di cui è sempre stato devotissimo.

Viva Benedetto XVI!

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Editoriale di “Radicati nella Fede”, Marzo 2014

Pubblico il testo dell’ultimo editoriale di “Radicati nella Fede“, estremamente interessante e coraggioso.

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Hanno chiuso il Cielo
Editoriale “Radicati nella fede” – Anno VII n° 3 – Marzo 2014
  È la liturgia che si deve adattare al tempo degli uomini, o è il tempo degli uomini che deve prendere la forma della liturgia cattolica?
  Ci sembra che la questione cruciale sia tutta qui.
  Un cristianesimo “modernistico” che vede le verità di fede emergere dal profondo della coscienza degli uomini, vorrebbe che la liturgia prendesse le mosse dal vissuto antropologico, dalla vita degli uomini, per celebrare la consapevolezza umana del proprio rapporto con Dio. In fondo è stata questa la linea vincente di questi anni: la liturgia ha sempre di più celebrato l’uomo, anche quando ha celebrato la fede dell’uomo. Insomma, la liturgia si è adattata alla vita del tempo. Risultato? Una tragedia! Dio e le cose eterne praticamente scomparse dalle chiese, per far posto alla fede dei credenti, che esprimono, commentano, interpretano quello che loro vivono nei confronti di Dio. La liturgia riformata parla nel migliore dei casi della Chiesa, ma quasi mai di Dio. E quando parla della Chiesa, lo fa più secondo l’ottica di “Popolo di Dio in cammino” che come “Corpo Mistico di Cristo”. Continua a leggere

Il Venerabile P. Francesco Olimpio, teatino

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Venerdì prossimo, 21 febbraio, ricorre il 374° anniversario del pio transito del Sacerdote Teatino Francesco Olimpio, sepolto nella Cripta di San Gaetano della Basilica di S. Paolo Maggiore. Riprendo dal sito Santi e Beati un breve profilo biografico, scritto da Antonio Borrelli, di questo illustre figlio della nostra Napoli, il cui processo di beatificazione sembra procedere abbastanza speditamente grazie ad un miracolo attribuito alla sua intercessione ed attualmente oggetto di studio da parte delle competenti autorità.

Venerabile Francesco Olimpio Teatino

 Napoli, 5 agosto 1559 – 21 febbraio 1639

Nacque a Napoli il 5 agosto 1559 da genitori oriundi di Capua, al battesimo fu chiamato Orazio, nome che cambiò in Francesco, quando il 16 febbraio 1575 entrò nell’Ordine dei Chierici Regolari, chiamati Teatini, in S. Paolo Maggiore di Napoli; Continua a leggere

Domenica 16 febbraio: inizio del tempo di Settuagesima

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Domani, secondo il Calendario Liturgico tradizionale, è la Domenica di Settuagesima (dal latino Septuagesima dies, il settantesimo giorno – all’incirca – dalla S. Pasqua), che apre il tempo omonimo, caratterizzata, dal punto di vista puramente rituale, dal colore viola dei paramenti, dall’omissione dell’Inno Angelico – il Gloria – prima della Colletta e dalla sostituzione dell’Alleluia con il Tratto.

Lo Schuster[1] rileva come, prima di S. Gregorio Magno, presso gli orientali fosse in uso di prepararsi alla Quaresima alcune settimane prima del suo inizio, con l’astinenza dalle carni e successivamente dai latticini. Presso i Latini, invece, il digiuno aveva inizio la prima Domenica di Quaresima. In questo modo, tuttavia, i giorni di penitenza si riducevano a 36 – senza contare cioè i tre giorni del Triduo Pasquale – e, pertanto, alcuni ecclesiastici di grande pietà anticiparono l’astinenza dalle carni al lunedì di Quinquagesima, finché, col Pontificato di S. Gregorio Magno, non si ebbe «la consacrazione del caput ieiunii il mercoledì di quinquagesima»[2].

Il medesimo Pontefice, inoltre, venendo incontro alle esigenze di quanti, laici e chierici, per santa emulazione dei Greci della comunità bizantina di Roma, desideravano anticipare la penitenza quaresimale, anche per placare l’ira divina e stornarne i flagelli (devastazioni longobarde, pestilenze, etc.), istituì – sancendo probabilmente una pratica già affermatasi – le tre settimane preparatorie alla Quaresima, cioè Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, aventi come basiliche stazionali rispettivamente quelle di S. Lorenzo, S. Paolo e S. Pietro, «quasi a porre il digiuno pasquale sotto gli auspici dei tre grandi patroni della Città Eterna»[3].


[1] Cfr. Beato Ildefonso Schuster, Liber Sacramentorum III, Torino-Roma 1933, p. 29

[2] Ibid.

[3] Ibid.

Importantissimo contributo del compianto Mons. Klaus Gamber

Riprendo dal sito chiesaepostconcilio un memorabile contributo di Mons. Klaus Gamber sulla questione dell’orientamento dell’altare nella liturgia. Ho aggiunto alcune foto.

L’altare rivolto verso il popolo

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Domande e risposte
(12 domande)

Di Mons. Klaus Gamber

Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono” (Apocalisse 8, 3).

Secondo la concezione dell’epistola agli Ebrei, il tempio terreno di Gerusalemme e il suo altare erano l’immagine del santuario che è in cielo ed in cui il Cristo, eterno sacerdote, è entrato (9, 24).

La liturgia celeste e la liturgia terrestre sono una cosa sola. Così, secondo il passo dell’Apocalisse citato in epigrafe, un angelo è fermo davanti all’altare d’oro del cielo, con un incensiere d’oro in mano, allo scopo di offrire le preghiere dei fedeli al cospetto di Dio. Anche la nostra offerta terrena non diventa totalmente valida davanti a Dio se non è “condotta dalla mano di un angelo sull’altare celeste”, come è detto nel canone della messa romana.

La concezione secondo la quale l’altare di quaggiù è un immagine dell’archetipo celeste che si trova davanti al trono di Dio, ha sempre determinato sia la sistemazione dell’altare, sia la posizione del sacerdote nei confronti di esso: e noi abbiamo visto che l’angelo che regge l’incensiere d’oro è fermo davanti all’altare. D’altra parte, le prescrizioni che Dio ha dato a Mosè (cfr. Esodo 30, 1-8) hanno certamente svolto un ruolo anch’esse.

Queste osservazioni preliminari erano necessarie per far comprendere a che punto siano cambiate le concezioni attuali circa l’altare. Questo cambiamento non è stato effettuato brutalmente, ma poco la volta; si è cominciato diversi anni fa, prima del Concilio Vaticano II. Continua a leggere

Viva Benedetto XVI!

Dal blog Messainlatino:
” Padre amatissimo, ma guarda in che guaio ci hai cacciati!
Se citiamo il tuo magistero, passiamo per contrari al Papa.
Se non ti citiamo, passiamo per ingrati.
Se obbediamo alle tue prescrizioni, che sono della Chiesa, siamo preconciliari.
Se non obbediamo, siamo conformisti.
Ma noi vogliamo essere soltanto cattolici, e non ci curiamo dei giudizi altrui.
Grazie per la tua sapienza.
Grazie per la croce che hai portato per tutti noi.
Grazie per averci amati.
Grazie per averci educato, con lo stesso slancio di fede del tuo santo predecessore, a venerare la persona del Vicario di Cristo, che con te riconosciamo ed amiamo in Francesco.
A lui la nostra devozione e la nostra fedeltà, obbediente e sincera.
A te, che non sei più Pietro, la nostra filiale ed orante riconoscenza”.
( Un Sacerdote )