“Con la corona e il Vangelo”

Ricevo un altro interessante articolo su Maria Cristina di Savoia, Regina delle Due Sicilie, che domani sarà beatificata nella Basilica di S. Chiara a Napoli, dove si conservano le sue spoglie mortali.

 

 

 

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Il testo, qui sotto riportato, è tratto dal numero de L’Osservatore Romano allegato e consultabile nel sito: http://vaticanresources.s3.amazonaws.com/pdf%2FQUO_2014_019_2501.pdf

 

ULDERICO PARENTE, Con la corona e il Vangelo. Maria Cristina di Savoia sarà beatificata a Napoli, in L’Osservatore Romano (sabato 25 gennaio 2014), p. 7.

 

 

“La vita di Maria Cristina di Savoia — che il cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Francesco, beatifica sabato 25 gennaio, a Napoli — è stata intensa anche se molto breve: morì, infatti, ad appena 23 anni, il 31 gennaio 1836, a causa di un’infezione contratta dopo aver dato alla luce Francesco, primogenito ed erede al trono di Ferdinando II di Borbone, re delle due Sicilie. A questa morte inattesa e repentina, che ella accolse con piena rassegnazione alla volontà di Dio, Maria Cristina si presentò con un ricco corredo di virtù cristiane, frutto della grazia e del suo costante impegno di vita cristiana. In particolare aveva maturato una speciale attenzione verso il prossimo, che costituì il segno distintivo con cui fu amata in vita e ricordata dopo la morte.

Figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Asburgo, era nata il 14 novembre 1812 a Cagliari, dove la casa Savoia si trovava in esilio, essendo il Piemonte occupato dalle forze napoleoniche. Dopo l’abdicazione del padre a favore di Carlo Felice, fu a Nizza, quindi a Moncalieri, stabilendosi infine a palazzo Tursi, nella città di Genova, insieme con la madre e la sorella Maria Anna, che sarebbe divenuta imperatrice d’Austria. Appena ventenne, dopo la morte della madre, lasciò Genova per recarsi a Torino, secondo le disposizioni di Carlo Alberto. Sorretta e confortata dalla fede, avrebbe desiderato diventare monaca di clausura, ma la ragion di Stato le impose il matrimonio con Ferdinando II, re delle due Sicilie (1810-1859), che fu celebrato il 21 novembre 1832, nel santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, presso Voltri. Maria Cristina stabilì che una parte del denaro destinato ai festeggiamenti per le nozze fosse utilizzato per donare una dote a 240 spose e per riscattare un buon numero di pegni depositati al monte di pietà.

Come regina interpretò il suo ruolo alla luce del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa. Ogni giorno assisteva alla messa, aveva un culto speciale per il santissimo Sacramento e recitava con grande fervore il rosario, leggeva la Bibbia e l’Imitazione di Cristo. Non si occupò del governo dello Stato, ma esercitò una benefica influenza sul marito, che la definiva come il suo “angelo”. Benedetto Croce riferisce che Maria Cristina ottenne per molti condannati a morte la grazia: fra questi ebbe salva la vita anche Cesare Rosaroll, che aveva cospirato per uccidere Ferdinando II.

Fu dotata di non comune intelligenza, colta ed esperta in discipline come la fisica e la classificazione delle pietre preziose. Le fonti processuali riferiscono di doni mistici, ma insistono soprattutto sulla sua umiltà e sulla sua carità. Di queste due virtù fece esperienza, in particolare, il popolo napoletano. Inviava ai poveri denaro e biancheria, dava ricovero agli ammalati, si preoccupò di fornire un tetto a molti  diseredati, diede assegni di mantenimento a giovani donne, sostenne economicamente gli istituti religiosi e i conservatori. In tal modo, con semplicità e umiltà, si avvicinò al popolo, di cui seppe conquistare il cuore e l’affetto. La sua opera sociale più nota fu la riattivazione della industria tessile di San Leucio, dopo anni di abbandono. Qui le famiglie avevano casa, lavoro, una chiesa e una scuola obbligatoria, ed erano tutelate da una legislazione e uno statuto particolari. L’attività produttiva era basata sulla lavorazione della seta che veniva esportata in tutta Europa.

Il 16 gennaio 1836 nacque Francesco. Il 31 gennaio, mentre si preparava consapevolmente alla morte, affidò il piccolo al marito. Poi pronunciò ripetutamente le parole che possono considerarsi il suo testamento spirituale: «Credo in Dio, spero in Dio, amo Dio…». Rivestita del manto regale, adagiata in una bara ricoperta di un cristallo, venne trasportata nella sala d’Erede, dove per tre giorni il popolo sfilò in pellegrinaggio per rendere omaggio alla “reginella santa”. Fu quindi deposta nella basilica del monastero di Santa Chiara, dove si trova tuttora. Pio IX nel 1859 firmò il decreto di introduzione della sua causa di beatificazione. Le virtù eroiche vennero riconosciute il 6 maggio 1937. La promulgazione del decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione reca la data del 2 maggio 2013. La beatificazione della “reginella santa” porta a compimento il desiderio e il convincimento popolare, che volle sempre ricordare Maria Cristina come un autentico esempio di fedeltà al Vangelo, modello anche per i cristiani dei nostri giorni, soprattutto per coloro che rivestono ruoli di responsabilità e per le madri. Nel panorama della santità Maria Cristina di Savoia si distingue per la sua originalità e modernità, per aver saputo valorizzare, in tutte le sue dimensioni, la dignità della donna. Spiccano, nella sua intera esistenza, l’attenzione alla formazione religiosa e culturale e la capacità di promuovere il lavoro femminile, accompagnate da un delicato senso di solidarietà verso gli ultimi. Come sposa seppe illuminare con il consiglio e il sostegno della preghiera le decisioni del marito, secondo la legge di Dio e non solo quella degli uomini. Come madre diede la testimonianza più eloquente, amando con tenerezza, per il brevissimo tempo che le fu concesso di vivere, il bambino che aveva partorito.”

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